Lavori in corso

Segreto

Montale è il mio poeta. È più che il mio poeta.

Ma sarà troppo tardi; ed io me ne andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

Questi sono i versi che mi si sono affacciati subito mentre leggevo De l’abjection di Marcel Jouhandeau, inseguendolo soprattutto sul tema della vergogna. Ma la vergogna – e questo è forse il suo tema – è, o può essere, anche la chiave del segreto. Il segreto che si dà nel terrore, nella meraviglia, nell’orrore, nella vergogna infine, anche se la vergogna ad un certo punto può anche inabissarsi e sparire senza portare con sé il segreto che almeno in parte l’ha generata o con il quale ha per un tratto vissuto.
Una volta emerso sulla mia pagina il tema segreto, ho avuto subito bisogno di isolarlo dal resto, dalle pagine sulla vergogna in cui si era isninuato. Non è una scelta definitiva. Può darsi che sarà di nuovo inserito in una delle varie modalità in cui sto cercando di esplorare “il male di vivere”. Per adesso è qui, in queste righe. In questa affermazione di Jouhandeau: “Ognuno è solo nel segreto del suo piacere”, anche se questa frase non chiarisce la natura del piacere, le sue molteplici epifanie, le sue ossessive emergenze e riemergenze.

“È il mio desiderio, ma io non lo riconosco che nel turbamento singolare che mi prende in presenza di ciò che cercavo.” Il bambino ha giocato con altri bambini e con altre bambine. Ha visto i piccoli sessi dei suoi compagni e la fessura nel ventre liscio della bambine con il ventre nudo e con le gambe aperte. Ha, con i suoi compagni, mimato qualcosa di segreto che era in lui senza che lui lo avesse capito, pisciando tra quelle gambe spalancate mentre da quelle fessure nude usciva altra orina che si mescolava alla sua in una sorta di strano coonnubio. Poi un giorno un garzone gli ha mostrato il suo sesso eretto offrendosi senza volgarità come si “presenta all’adorazione pericolosa una reliqua di un altro mondo, un raro feticco, misterioso, sacro, interdetto”. Il bambino è turbato e il garzone è turbato del turbamento del bambino. Dal suo stupore. Appena la piccola mano lo ha solo sfiorato “si mise a tremare tutto e una morbida matassa di fili di seta bianchi come il latte si dispose pesantemente intorno al prepuzio gonfio da scoppiare”. È la scoperta di un segreto, ma non è ancora la scoperta del piacere segreto del bambino.
Questo arriva quando due bambini, ormai di dodici anni, che forse si sono già toccati reciprocamente si toccano. Forse hanno provato piacere sentendo il glande tra le dita del compagno. Non era naocrab il desiderio, e infatti un giorno avviene qualcosa di nuovo. Uno si è posto davanti a lui in ginocchio e lo ha accarezzato in modo pressante tanto che il suo sesso si è per la prima volta eretto, mentre il compagno gli diceva “Vedi! ti piace! hai caldo! Ti fa bene!” Il mio essere, scrive Jouhandeau, iniziò a fremere come se fosse a un supplizio, una lacerazione mortale e qualcosa “nella profondità della carne, come nel centro di me stesso, senza che nulla in apparenza affiorasse, dovette scioglersi: gettai un grido e mi girai spaventato verso il mio compagno”, perché gli dicesse cosa era successo in quel momento in cui gli era parso di dover morire. Ma la stessa ebbrezza è sul volto del compagno che ora sta accarezzandosi. Lo stesso spasimo. Il suo turbamento “spiegava il mio, mi rassicurava. Era questo il piacere?”. Era questo il suo egreto?
Effettivamente il bambino è andato così in profondità di se stesso, così dentro la sua carne, ha attraversato il segreto del suo piacere, tanto che forse non gli capiterà più un’esperienza analoga. Chissà se don Giovanni non sia stato alla ricerca accanita e ostinata di questo impossibile ritorno. Di quella sensazione estrema, che è rimasta in noi come un segeto.

Osservavo un tempo che in Sade non c’è inquietudine sessuale. Il suo scopo è raggiungere l’apatia e la freddezza che sono alla base della sua opera e dei suoi attori. Il delirio è solo raffigurato, e alla sua base sta la freddezza e il calcolo che garantisce il dominio: sugli altri, su di sé, obbedendo a un ferreo principio di economia (economizzare lo sperma, le vittime, l’invenzione e la narrazione attraverso la ripetizione…). Produrre molti atti per ogni spargimento di sperma. Uno dei peccati nel Castello di Sodoma è provacare una eiaculazione. Allora pensavo appunto ad un principio economico. Ma forse alla base c’è anche qualcosa che assomiglia alla vergogna. Mettere insieme un complicatissimo teatro di complesse figure, e ritrovarsi con un misero mucchietto di sperma sulla mano, o depositato in un qualche buco disponibile. Quel risibile mucchietto non ha alcun rapporto con quello che ha bagnato le dita del bambino di Jouhandeau muovendo da una segreta profondità. Nemmeno con la matassa di seta del garzone che per la prima volta lo ha avvicinato, anche solo avvicinato a quel segreto.

“Ognuno è solo nel segreto del suo piacere”. Ma quali sono le sue epifanie? Quali aspetti assumerà per istallarsi incancellabile sul fondo dell’anima? C’era piacere nelle letture d’infanzia, e c’era anche segreto. Il senso profondo del segreto. Quando mi è parso di aver colto il senso del Crollo della casa Usher di Poe, o l’immane lotta tra spirio e materia sul teatro dell’evoluzione in Jack London, o la potenza di eros in Maupassant. andavo veramente colmo di godimento “zitto / tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto”. Certo, anche i segreti e i godimenti del sesso, il grande teatro del piacere e della colpa. Me andavo allora con il mio segreto che intuivo essere il segreto di tutti. Mentre dalla lettura uscivo da solo, appunto tra quelli che non si voltano.