Lavori in corso

KAFKA E OLYMPIA

C’è un’immagine che custodisce un segreto. È un’immagine che compare in un testo già di per sé misterioso e enigmatico, La metamorfosi di Franz Kafka. Nelle opere di Kafka raramente appaiono immagini pittoriche, o comunque di arte visiva e non fanno eccezione, a mio giudizio, le opere autistiche di Titorelli ne Il processo. Dunque Gregor Samsa, il protagonista della Metamorfosi, si sveglia una mattina trasformato “in un enorme e mostruoso insetto”. Si chiede cosa gli sia successo, si guarda intorno come per riappropriarsi di se stesso attraverso un luogo abituale, e la prima cosa che vede, appeso al muro sopra il tavolo in cui stanno impacchettate le stoffe del suo campionario (Samsa era un commesso viaggiatore), “un ritratto che poco prima egli aveva ritagliato da una rivista illustrata e sistemato in una bella, dorata cornice”. Cosa rappresenta per Samsa questo ritratto, ritagliato da una rivista, ma collocato in una cornice dorata, in piena vista. Il quadro, perché a questo punto non possiamo che dare questa definizione, “raffigurava una signora, provvista di cappello e di pelliccia e di un boa di pelliccia, che sedeva eretta levando verso l’osservatore un manicotto di pelliccia nel quale era scomparso l’intero avambraccio”. Il riferimento a quest’opera tornerà dopo poche pagine quando la madre, per giustificare il figlio di fronte al procuratore della ditta che era venuti a chiedere ragione del ritardo, afferma che Gregor è ligio, serio. Passa le sere a leggere il giornale e a leggere gli orari dei treni. E poi si dedica a lavori di traforo. “Ad esempio, in due o tre sere ha intagliato una piccola cornice. La stupirà vedere quanto è graziosa: è appesa lì dentro, nella camera, la vedrà subito quando Gregor aprirà”.
Apprendiamo dunque che la cornice dorata è opera dello stesso Gregorio, che ha provveduto, come scopriremo, a coprire con un vetro l’immagine, che è comunque di piccole dimensioni, come era già da arguire dal fatto che si tratta di un’immagine ritagliata da una rivista. L’immagine torna ancora una volta quando Gregor vuole difendere lo spazio, in cui vive ormai da insetto, dalla sorella che, con tutte le buone intenzioni, per rendergli più agevole il movimento, vuole svuotare la stanza, meno il divano sotto il quale Gregor riparava per nascondersi alla vista di chi entrava. Gregor cambia più volte direzione. Non sapeva cosa salvare per prima cosa, “finché vide appeso alla parete per il resto già vuota, il ritratto della signora tutta vestita di pelliccia”. Non pensa di salvare, appesa alla parte di fronte, la sua stessa fotografia che lo ritraeva sorridente, in divisa da sottotenente con la mano alla spada. Ciò che deve essere salvato è la signora, e come viene sottolineato, la “signora tutta vestita di pelliccia”. Così sale sulla parete, strisciando, “e si strinse al vetro”. Gregor ora lo copriva interamente “e nessuno l’avrebbe portato via di sicuro”. Tanto è stretto al vetro, con il “ventre rovente”, che “era saldamente incollato” ad esso, che alla fine “dovette staccarsene con la forza”.
La signora tutta in pellccia è l’ultimo brandello di umanità che gli è rimasta? Ma l’animalizzazione di Gregor non è mai completa. Arriverà ad affrettare la sua fine proprio per la voglia di ascoltare la sorella che suona il violino, per il desiderio di poterla ancora mandare in conservatorio. Quando anche questo gli mancherà si lascerà morire, e non sarà certo salvato dalla signora in pelliccia.
Torniamo da lei. Un cappello di pelliccia, un boa di pelliccia, e leva verso l’osservatore un manicotto di pelliccia “nel quale era scomparso l’intero avambraccio. La signora in pelliccia è l’antitesi di Olympia, il suo altro assoluto. Là dove Olympia esibiva nudità, la signora esibisce il pelo della pelliccia che l’avvolge, del manicostti di opelo in cui anche il suo avambraccio è interamente scomparso. Nulla del suo corpo è visibile. Nulla ci è detto del suo sguardo. Sappiamo però che non leva verso lo spettatore gli occhi, ma il manicotto di pelliccia.
Qual è il suo segreto? Qual è l’intenzione segreta di Gregor che sembra tenere a questa immagine più che ad ogni altra cosa? Qual è l’intenzione dell’artista, lo stesso Franz Kafka, che così l’ha raffigurata? È lei la mostruosa anticipazione del processo di deumanizzazione a cui è sottoposto Gregor Samsa? Il corpo coperto di pelo animale è una profezia? Ma non lo è ugualmente anche la nudità assoluta di Olympia, “l’impura per eccellenza”, vestale animalesca, che fa pensare, ha scritto Valéry, ad una “animalità rituale”?
Si legge La metamorfosi e in un primo tempo la signora sembra non farsi vedere. Si è nascosta al nostro sguardo. Quando rileggiamo il racconto lei si avvicina sempre di più al proscenio, sempe di più vicino a noi. Non ha volto, non ha corpo. Sta dentro la piccola cornice dorata come il ritratto di una inquietudine. O forse come il ritratto di un oscuro segreto. Un oscuro segreto celato dentro, come ho già detto, un altro cupo segreto, che lo racchiude come una cornice dorata .

PS.

Soltanto in fase di rilettura del testo mi si è affacciata un’ipotesi del tutto indimostrabile ma che non posso fare a meno di riferire. L’Olympia di Manet è accolta al Louvre nel 1907. Nel settembre del 1911 Kafka è a Parigi con Max Brod. Sono andati anche al Louvre, anche se Kafka non dimostra un grande interesse, se non per le panche in cui ci si può sedere, o le sbarre trasversali davanti ai quadri a cui ci si può appoggiare (Confessioni e diari, a cura di E, Pocar, Mondadori, Milano 1972, p. 57 e sgg e p. 75). Un anno dopo, finito in una notte il racconto Il verdetto, nella seconda metà novembre del 1912 Kafka scrive La metamorfosi, conclusa nei primi giorni di Dicembre. Che la donna impellicciata conservasse in sé la memoria del quadro di Manet, visto o intravvisto al Louvre? Come ho detto non è dimostrabile, ma trovo l’ipotesi irresistibile.