Note e riflessioni

APPUNTI SUL TEMA DELLA VERGOGNS

Il corpo ferito, torturato, diventa corpo, carne, in un processo di Verfleischlichung, come scrive Jean Améry. Credo che questa nudità del corpo, della carne de-spiritualizzata, si manifesti in vergogna. Che in parte, almeno, spieghi la vergogna di cui parlano Primo Levi e tanti “salvati”, i sopravissuti. Forse senso di colpa, ma fose anche vergogna, una vergogna immedicabile. Vergogna perché si è stati colpiti e quindi menomati, per sempre dal primo colpo che si è abbattuto, come dice anche Améry. Vergogna che poi si leva dal mondo come un vapore da una palude, quel mondo che per non aver visto, o meglio per aver preferito non guardare, ha pensato di sapere.

Ciò che caratterizza la vergogna è, cone scrive Annie Ernaux, “l’impressione che ora tutti può capitare, che non ci sarà mai una fine, che la vergogna richiede altra vergogna”. D’altronde il desiderio è proprio di “scrivere libri di cui mi sia impossibile parlare, che rendano insostenibile sostenere lo sguardo d’altri”.
Effetto Rousseau? La verità di ogni scrittura: scrivere l’inconfessabile. Inventare l’incofessabile?

Inconfessabile. Aristotele racconta che Omero alla ricerca della sia patria giunge sull’isola di Io. Qui seduto su uno scoglio vide dei pescatori che si avvicinavano spidocchiandosi. Omero chiede se avevano qualcosa. I pescatori risposero: “Quanto abbiamo preso lo abbiamo lasciato, quanto non abbia preso portiamo”. Alludevano enigmaticamente che lasciavano i pidocchi che riuscivano a cattuare e a uccidere, e portavano con sé quelli che non avevano presi. “Omero non essendo capace di risolvere l’enigma morì per lo scoramento”. L’enigma è una sfida, e spesso è una sfida che ha come posta la vita. Lo sa “dura cantatrice”, la Sifinge, che propone il suo enigma a Edipo e viene sconfitta. Edipo risolve l’enigma e la Sfinge muore.
Risolvere enigmi fa parte del kleos, ciò che fa bello il guerriero, che non può sopportare una morte oscura, che Telemaco teme sia capitata al padre Odisseo, o un comportamento che genera vergogna. Aiace obnubilato uccide un gregge di pecore. Rinsavito si uccide. Non sopporta l’inconfessabile della vergogna. Anche l’agone dialettico, come ben sa Gorgia, può essere per lo sconfitto mortale. Gorgia, il signore della parola, come la testa della Gorgone, può impietrire, come ricorda Platone.

Per Paul Valéry non esiste il sentimento della vergogna, ma piuttosto la vergogna del sentimento. Sentire è come essere travolti dall’onda del sangue che colora di rosso lo sguardo della Giovane Parca con gli occhi volti verso il sole.

È il corpo, come scrive Georges-Arthur Goldschmidt, il luogo della punizione, della colpa, della vergogna. “il suppliziato vive, al cultime della sofferenza e dell’orroere, l’indicibile”. Améry parla di qualcosa di simile quando parla del corpo torturato. Golschmidt in Kafka è l’emblema dell’umano, dell’estremo dell’umano.